lunedì 7 ottobre 2013

Continua l'operazione tetto

Sabato 5 Ottobre, sveglia alla mattina presto, guardo fuori dalla finestra.Tempo brutto.
Non che ne sia stupito, ho trascorso la notte precedente in una specie di dormiveglia con tutti i sensi allertati.
Durante il sonno, sentivo lo scrosciare della pioggia contro le imposte della casa, il mio cane che si scuoteva in giardino.Poco dopo le 5 del mattino un lamento da parte di mia figlia che si era tolta le coperte mi fa alzare dal letto.Vado nella sua stanza, le sistemo il letto, nella penombra la osservo tranquillizzarsi e respirare.
Bene, il super papà ha risolto un'altra emergenza!
Vado in cucina, mi faccio un caffè e guardo fuori dalla finestra.Piove.Che faccio?Torno a letto o vado?
Decido di andare.Preparo tutto, carico il mio cane in macchina, lo zaino, gli scarponi e via!
La mia casetta mi aspetta.
Alle 8:30 sono ai piedi del sentiero n.13 che mi porta al Baitoncello.Continua a piovere, Jack non è molto convinto ed io neppure....alla fine prevale la curiosità e si decide di salire.
Mi tuffo nei miei pensieri, il cane pure.
Un tornante, 2, 3 sotto la pioggia, cammino in mezzo a densi cumuli di nuvole, non si vede a più di 15 metri di distanza.Ad un certo punto mi appare la mia casetta, seminascosta dalle nuvole ma totalmente libera da ogni impalcatura.Bella, maestosa, pronta ad affrontare un nuovo inverno.
Vorrei fare delle foto ma le condizioni sono proibitive per la macchina fotografica.Per cui dovrete accontentarvi delle foto fatte il sabato precedente dove la casa era ancora sotto i ferri del chirurgo estetico e non ancora postate.
Dall'alto invece la situazione del tetto, a parte l'assenza di qualche profilo, si può dire conclusa:
Esteticamente non esiste nessuna differenza tra il vecchio ed il nuovo.Cambia solo la tecnologia e l'efficacia di questa nuova copertura.
Con mio grande stupore, una volta entrato in casa mi accorgo subito che qualcosa, a distanza di una settimana dall'installazione del tetto nuovo, è cambiato:
all'esterno ci sono 3°C, dentro 17°C ed un tasso di umidità del 47% pur non essendo stata riscaldata da una settimana ed essendo notevolmente diminuita l'esposizione al sole causa maltempo.
Notevole! vuol dire che i soldi, per ora, sono stati spesi più che bene.Vedremo come si comparterà questo inverno.
Ritrovo nell'archivio una foto del 14 Settembre 2008.Giusto per capire come era messo appena comprato:



Gironzolando attorno alla casa, vedo tutti i lavori effettuati dal mio amico Corrado:
riparazione del tetto della torre elettrica con relativa posa della copertura in metallo.
Dettaglio del lavoro:
Ormai la stagione dei lavori è finita, ma la prossima primavera, anche la torre elettrica sarà oggetto di una accurata opera di lifting estetico che la porterà a ricevere i colori originali che ora si intuiscono appena sotto le macchie di umidità.
Anche l'amato larice davanti all'arrivo della ex funivia lato valle ha subito un'opera di pulizia in quanto era diventato troppo grande e pericoloso per l'edificio.
Quando venne nel lontano 2010 un responsabile dell' Ente Parco Adamello, mi autorizzò a tagliarlo dicendo che era pericoloso per l'incolumità della casa in quanto troppo vicino ad essa e, in caso di fulmini, poteva rovinare sopra il tetto.Da quel giorno fui molto combattuto sull'abbattimento di questa pianta che, pur non essendo secolare, ha di certo visto il susseguirsi delle stagioni facendo da fedele ed ultimo guardiano al Baitoncello.Nella mia mente continuavo a domandarmi cosa fare ma, ogni volta che lo guardavo, tutti i dubbi ritornavano.Lo abbatto o no? Si dice che la betulla sia la regina della montagna ed il larice il re.Non me la sentivo di spodestare dal suo trono un re forte e vigoroso.Aveva solo bisogno di essere messo in riga.
Per cui il buon Corrado, sentendosi ispirato come il Barbiere di Siviglia, decise di darci un taglio e trasformando il mio re da così:
dove ormai i rami entravano direttamente sulla terrazza causando anche qualche problema tecnico, a così:
visto da un'altra angolazione:
Il Re è salvo, viva il Re!
Caro mio larice, continua a fare il guardiano del Baitoncello che sono sicuro lo proteggerai con la tua ombra e darai ristoro a chi vorrà riposarsi sotto di te....come già stai facendo per il mio vecchio Jack...

Bene, continuo l'esplorazione dei lavori eseguiti e mi dirigo ai resti del vecchio edificio che fungeva da stazione motrice del carrello decauville che serviva a trasportare il materiale da una funivia all'altra:
Corrado è andato avanti con i lavori di svuotamento da parte dei detriti e della terra riportando alla luce le vestigia e le reali dimensioni dell'edificio.
Pian piano emergono tracce di storia come il basamento dell'argano a fune e del motore elettrico che lo comandava :
Ma le vere soprese devono ancora arrivare e dalla seguente foto qualcosa si può già intuire:
Sotto quel mucchio di terra, si cela uno dei più grandi misteri che hanno arrovellato la mia mente negli ultimi 4 anni.Un aiuto lo fornisce quella nicchia che si vede spuntare dalla terra.Il giorno che feci le foto non me ne accorsi ma, ora che l'edificio è completamente vuoto, posso dire che tutte le mie teorie erano giuste, infatti sotto tutta quella terra si cela.......

Alla prossima puntata!
Ciao








venerdì 27 settembre 2013

24 Settembre 2013 Operazione tetto

Buongiorno!
come promesso alcuni giorni addietro, eccomi di nuovo on line con le mie piccole avventure di vita.
Bene, cominciamo.
Dopo avere fatto tutti gli scongiuri di rito contro la pioggia, Martedì mattina è ufficialmente iniziata la tanto sospirata
"operazione dry roof" (volgarmente parlando tetto asciutto).
Ci si trova alla mattina presto (08:30) al parcheggio del Rifugio Premassone, si beve un buon caffè, ci si organizza, si scaricano i mezzi e si aspetta con calma l'elicottero.
Alle ore 09:30, con ancora il fondovalle nell'ombra, in cielo compare LUI, quel fantastico mezzo  meccanico, che avrà l'arduo compito di portare in quota tutta la componentistica del futuro tetto del Baitoncello.
Atterraggio, 4 chiacchiere tra piloti:
2 chiacchiere con me e ricevo, insieme a Federico (resp. del progetto), il perentorio ordine di partire immediatamente verso quota 1936 metri dove ci sarà il randez vous.
Volgo lo sguardo verso l'alto, identifico il pianoro dove placidamente riposa la mia casetta già baciata dal sole ma ancora all'oscuro del nuovo regalo:
e mi incammino insieme ad altri 3 ragazzi che aiuteranno ad allestire il cantiere.
Un tornante, 2, 3, sono stravolto.Loro salgono come dei grilli (e per forza, hanno 20 anni!), io invece arranco sotto i colpi della tosse dovuti ad una non curata bronchite che mi è stata passata con tanto affetto da mia figlia..
Barcollo ma non mollo, il gruppo mi distacca ed io, lento ma inesorabile, arranco per il sentiero. Alla fine, loro impiegheranno 30 minuti (appena sopra la mia media) ed io ben 36!!!!! che merdaccia!
Tempo di tirare il fiato, simulare con nonchalance la mia perfetta prestazione e da fondo valle già si sente il rumore dell'avviamento del motore dell'uccello meccanico...Forse è meglio dire l'avviamento della turbina  dell' AS350 Ecureuil; non siamo nel medio evo.
I giri salgono, il rumore della turbina si fa più forte, si capisce che qualcosa sta arrivando ma ancora nulla si vede all'orizzonte.E poi, di colpo, eccolo!
Spunta da dietro i larici con il suo primo carico di lamiere per il tetto.
Resto un poco deluso, mi aspettavo un' entrata in scena trionfale stile Apocalypse now con Michele (il pilota di Elicampiglio) che si atteggiava a Colonnello William Kilgore e suonava a tutto volume dagli altoparlanti dell'elicottero la famosissima Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner.TAvola da surf legata ai pattini e portellone aperto.
Niente di tutto ciò,si limita a volare sopra la mia testa:



Posa il materiale e se ne va:
(in primo piano la capoccia di Federico).
Dopo pochi secondi torna con il secondo volo:
sorvola la casa:

e deposita il materiale dietro di essa:
E poi vola via per un altro carico.
La storia si ripete in totale per 9 volte ed ad ogni volo il mio interesse cala in maniera inversamente proporzionale alla mia preoccupazione per il lievitare dei costi.Un brivido percorre per ben 9 volte la mia schiena e si ferma sempre allo stesso posto: il portafoglio.
Vabhe, non pensiamoci.Il dado è tratto.
Ma ecco che arriva l'ultimo carico, il più pesante:
Si tratta dei ponteggi che ricopriranno tutta la facciata per agevolare il lavoro degli addetti.O tutto in sicurezza o niente.Questo il mio motto!
Si svuotano le sacche, le reti e si tolgono le fascie di sollevamento.
Il ponteggio, in meno di un'ora è allestito ed io, felice come un bimbo (ormai povero) tiro fuori dal mio sacco bianco i regali di Natale che mi ero fatto da solo durante l'anno.
Per cui un bel tavolo da lavoro, un quadro elettrico da urlo, pannelli fotovoltaici, batterie ma soprattutto loro!!!!!


I tanto amati ed odiati caloriferi in ghisa che mi sono costati lunghe giornate di ricerca sul web, serate con in mano sverniciatore e spazzola, pomeriggi con pennello e vernice speciale per riportarli all'antico splendore ed ora eccoli lì, a fare la loro porca figura in soggiorno, in camera di mia figlia ed in camera mia e di mia moglie!
Quanto li ho aspettati! ora posso ricominciare la mia grande impresa di rimessa in funzione dell'impianto di riscaldamento.La caldaia è impaziente di essere messa in pressione.

Comunque, tornando a noi.
Alle 13:00 tutti a tavola, ben 6 persone, a mangiare pasta con sugo e tonno, pane, salame, formaggio, vino rosso e birra.
Sembrava di tornare indietro al 1986, o addirittura prima, quando tutti i guardiani si incontravano al Baitoncello a pranzare.Per un attimo ho rivissuto quella stessa atmosfera fatta di goliardia, risate, vapore dai piatti di pasta, rumore di bicchieri e posate, discorsi su montagne, arrampicate, meteo.
Bello! darei non so che cosa per poter fare queste cose più spesso.

Ore 14:30.Con la morte nel cuore prendo il mio zaino, saluto la combriccola e insieme a Federico inizio la discesa a valle.Un ultimo sguardo alla mia casetta sotto i ferri (il ponteggio) e mi incammino.Immerso nei miei pensieri ad un certo punto sento un commento dietro di me.Era Federico che diceva ad un altro ragazzo che gli dispiaceva scendere.Ci sarebbe stato volentieri una settimana.Tra me e me ho avuto un attimo di euforia.Non sono l'unico pazzo che ama questo posto.Grazie Federico di avermelo ricordato.

Ad oggi, Venerdì 27 settembre, il tetto è stato ultimato, il cantiere smontato e so che deve passare l'elicottero a recuperare tutte le attrezzature.
Purtroppo non ho foto ma domani, tempo permettendo, farò un giro in quota a documentare i lavori.

Vorrei ringraziare la ditta AT S.r.l. di Rogno per aver fornito e posato il tetto, la ditta Elicampiglio per i voli, il Com.te Simonetti che mi sopporta nell'ascoltare le mie strampalate teorie di trasporto ma soprattutto il mio caro amico Corrado che mi aiuta e mi stimola in questa avventura sempre più pazza ma di cui ormai vedo la fine.
Ma soprattutto ora posso dire una cosa:
mi ero dato 20 anni di tempo per restaurare questo edificio e riportarlo alle condizioni originali sia estetiche che funzionali.Ma, a distanza di 5 anni, posso dire di aver completato più dell' 80% del mio progetto.Ancora un paio di anni e poi che faccio???? devo trovare un'altro rudere da restaurare.

Ed ora.....appuntamento al 2014 con la teleferica!
Il progetto è già iniziato.A presto!
Adriano



giovedì 19 settembre 2013

A breve grandi novità!

Ciao cari lettori
vedo che il contatore delle visite quotidiane continua a salire ed ogni giorno siete in parecchi che aprite il mio blog per vedere se c'è qualche aggiornamento.
Bene, il periodo di stanca del blog è finito ed a giorni ci saranno nuovi aggiornamenti più o meno importanti.
Vi anticipo solo che domani vado a preparare il packing list del materiale che Martedì verrà portato in elicottero al Baitoncello per rifare il tetto nuovo.E che tetto!!!!La migliore tecnologia coibentativa al servizio di una vecchia casa.
Vi anticipo solo i seguenti pregi:
no freddo- no scotta più mano (nota pubblicità anni '90)! o forse è meglio dire...no acqua no muffa in casa.
Intanto posto una foto della cucciola di uomo in montagna!
Degna di suo padre!Che soddisfazione.
Inoltre anche il collaudo finale dell'altalena autarchica da parte della vera proprietaria.
Al grido " più forte papà!" io dovevo mandarla sempre più in alto.

Che dici Elettra? approvi?
Decisamente Elettra approva.

Ciao ragazzi, a settimana prossima!
Promesso.

lunedì 2 settembre 2013

Scusate l'assenza

Eccomi!
Chiedo scusa a tutti quei pochi lettori che hanno ancora la costanza e pazienza di aprire il mio blog per vedere se c'è qualce news.Mi rendo conto che l'ultimo aggiornamento è del 22 Aprile, poi il nulla.
Ma ho delle valide giustificazioni: quest'estate ho passato più tempo all'aperto alla mia casetta piuttosto che al computer.Scusate.Parola di lupetto, non lo faccio più.
Ora ho abbastanza materiale fotografico per cui posso aggiungere altri 5 o 6 post sull'avanzamento lavori e sulle attuali condizioni dei miei 4 sassi.
Vediamo.Da dove posso inziare?ovviamente dal 23 Aprile, giorno successivo all'ultimo aggiornamento.

Durante la primavera trascorro parecchi giorni al Baitoncello ma sono sempre puntate di una giornata e non ho mai la possibilità di dormire lassù.La causa di tutto ciò, a differenza di quello che si dice in giro, è un incremento di lavoro nel mio campo professionale che mi obbliga  a visitare più spesso i clienti e ad essere più presente in ufficio.L'Italia non è messa così male come vogliamo far credere, visto che da sola è in grado di assorbire il 25% della produzione della mia casa madre tedesca.E loro lo sanno benissimo!
Per cui i lavori, quando ho la possibilità di farli, sono sempre eseguiti in poco tempo e ad intervalli molto distanziati.Molte volte iniziati e subito interrotti per nuove emergenze.Bisogna dire che il Baitoncello di per sè è un'emergenza.
Ma la possibilità di dare una grande botta allo stato precario della casa arriva ai primi di Agosto, quando decido di trascorrere una settimana lassù in sola compagnia del mio fedele ed instancabile cane Jack.
Il giorno 3 Agosto, abbandono le mie due severissime al loro temporaneo destino di madre single e figlia senza padre; cane ed io partiamo verso la mia adorata valle ed IO, carico come un mulo, trasferisco in quota provviste per una settimana.Ovviamente Jack si comporta esattamente come il suo omonimo predecessore: on mi aiuta assolutamente; al massimo mi dispensa qualche leccata alla mano per incoraggiarmi a salire.Ovviamente in maniera molto disinteressata, visto che era ben consapevole che le sue libagioni erano stipate nella MIA gerla!
Il tragitto che normalmente si copre in 30 minuti, questa volta mi richiede quasi un ora di sacrifici ma alla fine arriviamo.
Apro la casa, tutte le finestre e subito ho la prima sorpresa negativa.
Facendo scorrere l'acqua nel lavandino per dar da bere al mio cane ovviamente provato dalla fatica, noto con gran rammarico che quest'ultima scende molto marrone e con parecchi elementi estranei in sospensione.
Questo è dovuto al fatto che la mia casa è servita da una condotta in ferro molto lunga (circa 350 metri) che preleva l'acqua da una sorgente ad alta quota.Se l'acqua che esce dalla sorgente è praticamente perfetta, lo stesso non si può dire per quella che esce dai rubinetti della casa.Infatti la condotta, oltre ad essere vecchia quanto la casa (1927), attraversa in galleria certi punti della montagna per poi andare in alcune vasche di decantazione e cisterne che purtroppo non sono mai riuscito a trovare e a verificarne le condizioni.Ma a vedere cosa scende, credo senza ombra di dubbio, che non sia idonea a superare il più blando dei controlli ASL.Ma tant'è, l'ho sempre bevuta e fino ad ora sono ancora qui ad annoiarvi.In caso di mal di pancia, vi informo.
Così, dopo aver posato lo zaino, faccio una piccola camminata verso la sorgente situata più a monte, eseguo la operazione di svuotamento e pulizia della vasca di accumulo e l'acqua (quasi limpida) torna a scorrere nelle antiche ed autarchiche condotte.
Purtroppo con il caldo parecchi escursionisti hanno avuto difficoltà a trovare sorgenti disponibili in quota e, anche se controvoglia, ho dovuto rendere fruibile la mia assumendomi responsabilità giuridiche di cui avrei fatto volentieri a meno.
Per cui, armato di pazienza, di tanta volontà e di qualche attrezzo, ho ripristinato una vecchia fontana (non altro che il troppo pieno della mia cisterna di accumulo) in modo da poter dissetare i viandanti che, giustamente, non si portano una borraccia in montagna perchè altrimenti aumenterebbero il peso dello zaino.

Il tutto, per non aver problemi, corredato da un bel cartello in vista con scritto ACQUA NON POTABILE.
Ora aspetto che si tranquillizzi il passaggio degli escursionisti merenderos e poi provvederò a realizzare una bella vasca in sassi di granito per dare un'aspetto meno rustico alla fontana.Così com'è, più che una fontana, sembra un troppo pieno di una cisterna....
Che il buon Dio me la mandi buona.In caso portatemi le arance.

Finito questa incombenza, sempre sotto la supervisione del mio fedele aiutante Jack,decisamente provato dalla salita

 decido di terminare quella opera incompiuta che è la facciata a sud dell'edificio per cui, armato di secchio, scala, vernice e pennello, in meno di un ora, dipingo anche l'ultimo pezzo di facciata mancante.
Stavolta non ho più la scusa del repentino cambio delle condizioni climatiche.
Adesso l'edificio ha un aspetto più decoroso, che dite?Sembra quasi bello.
Comunque la mia settimana di permanenza non era per ferie ma per preparare la casa per l'arrivo di mia moglie e della mia diavo-Elettra.Ed allora si va alla ricerca di nuove incombenze.
Per cui, mano alle scope, spazzettoni, aspirapolvere, stracci e detersivi e pulire!!!Dopo poche ore di lavoro la casa internamente torna pulitissima, o quasi. Sfratto gli ultimi ragni, scorpioni e farfalle, cambio le lenzuola al letto e, come primo giorno di lavoro, posso considerarmi soddisfatto.
Cena a base di busta liofilizzata di riso ai funghi porcini (mah!), una lattina di birra, occhi fissi sul tramonto, zero TV, cellulare che non prende (per un piccolo guasto al sistema telefonico) e posso iniziare il mio mini party privato.
Cosa desiderare di più???? giusto, una carezza al mio Jack.A volte ad un uomo non manca proprio nulla per essere felice.Basta solo sapersi accontentare.

Il giorno successivo decido di andare a fare un giro in quota per cui, scarponi ai piedi, zaino in spalla  si va al rifugio Tonolini a festeggiare il compleanno del gestore Fabio.Camminata di un'oretta abbondante, tante cime, tantissimi cuccioli di camoscio e stambecco ed in poco tempo arrivo al rifugio per assaggiare un delizioso caciucco ad alta quota (racconterò il rifugio in un post dedicato).
Con relativo sguardo affamato e soddisfatto del mio migliroe amico Mario, passato a trovarmi:

 Ma questo intermezzo è destinato a durare poco.Infatti il giorno sucecssivo, i lavori per l'accoglienza del resto della truppa mi aspettano e non posso più rinviarli a data da destinarsi.
Decido l'ordine dei lavori in base all'importanza che attribuirebbe ad essi mia figlia, per cui entro nei suoi panni, a dire il vero un poco piccoli, e penso, penso, penso, penso.
Come per magia mi si profila davanti agli occhi la cosa che Elettra vorrebbe che facessi per primo:
vado in zona funivia, cerco un cavo d'acciaio da 6 mm di diametro, galletti, piastre, tubo di ferro e golfari.Prendo scala, chiavi fisse, martello, smerigliatrice e via! In meno di un ora realizzo il lavoro più importante (a parere insindacabile di mia figlia):
 Ed ecco a voi l'altalena di Heidi!
Credo che il sistema regga in quanto l'ho ancorato alle travi della vecchia funivia.Voi che dite?
Ora manca il collaudo finale.Non avendo a disposizione una bimba di 13 kg. con più energia di un generatore eolico, mi devo accontentare di mettere nel seggiolino un grosso ceppo di legno a simulare il vero occupante:
Costo dell'operazione: ZERO Euro in quanto, oltre alle funi, anche il seggiolino è riciclato, recuperato in discarica ancora incellophanato con il prezzo.LA gente è proprio una sprecona.Questa crisi non sta insegnando nulla.
Ma torniamo all'altalena.Che dite?regge?
Chi leggerà, vedrà.

Finita la fantastica e zero-emissioni altalena, mi cimento, sempre in ordine di importanza, in altri lavori per rendere più accogliente la casa.Anche se a me già cos' mi fa impazzire.
Il primo è quello di finire la stanza dove dormirà mia figlia, per cui monto i battiscopa di larice che mancavano (ancora un poco che li lasciavo a  stagionare, diventavano d'epoca).Se avete tempo,  leggete qualche post indietro, come la stanza subì un radicale restauro con relativa sostituzione del vecchio pavimento in piastrelline di gres con uno nuovo il larice.


Inoltre aggiungo 2 mensole sopra al letto e adlla parte opposta, sempre in larice per metterci oggetti che non devono essere mangiati dal ghiro abusivo (che ad oggi non sono ancor a riuscito a sfrattare definitivamente):

Ora, anche la sua stanza è finita, o almeno credo.Magari in futuro mi verrà voglia di metterci qualcosaltro.

Decido di spostare la mia attenzione ad altri angoli della casa, compresa la soffitta ma che, come potete vedere, il tutto procede alla stessa velocità della Sagrada Familia.

Mi ero dato 20 anni di tempo per finire la casa, ma non credo che bastino.
Nell'ordine i prossimi lavori di cui dovrò mettere notizie sul blog sono:
Riscaldamento autarchico-centralizzato, ProgettoTeleferica ma soprattutto, che verrà fatto la prossima settimana, TETTO NUOVO!!!!!
Restate in ascolto, non per altri 4 mesi, che vi metterò altre notizie succolenti. Promesso.
Ciao
Adriano





lunedì 22 aprile 2013

Ritorno all'Alpe

Dopo tanto tempo, aggiorno il blog.
La mia latitanza dal mondo virtuale non era dovuta a pigrizia ma ad effettivo impedimento fisico ad andare in montagna per cui non avevo notizie fresche da riportare.Provate voi a resistere alle decine di malattie che una figlia-untrice di 2 anni vi porta a casa quotidianamente dall'asilo nido.Penso che non sia mai stato così a lungo ammalato come in questo periodo.Scarlattina, influenze varie, congiuntivite, tosse, inappetenza con conseguente dimagrimento (unica nota positiva) e debolezza fisica.
Va bhe! sopravviverò anche a questa dura prova.Ho voluto la croce, ora me la porto a spalle per i prossimi trentanni.
Settimana scorsa, aprofittando delle bellissime giornate (dopo mesi di quotidiane piogge e bufere di neve), mi sono preso un giorno di ferie infrasettimanale e sono ritornato al mio piccolo rifugio che non vedevo dal 26 di Gennaio.Strana sensazione.Mi sembrava di averlo visto 2 giorni prima.Sarà che ormai è un pensiero fisso nella mia mente.
Dopo un lungo ed estenuante inverno, finalmente anche lì sta arrivando la primavera.I segni sono minimi, tipo scioglimento della neve con vista dei primi ciuffi d'erba verde tra quella secca dell'anno precedente, piccoli rigonfiamenti sui rami che annunciano la crescita dei germogli ma, nei punti più protetti dal vento ed esposti al calore del sole, fanno capolino i primi mazzetti di fiori.
Ma, se in alta quota la neve si scioglie velocemente, grazie anche alla forte esposizione al sole ed al fenomeno dell'inversione termica, nel fondovalle e sul lato nord delle montagne, la neve resiste ancora bene:

Comunque la giornata era eccezionalmente calda tanto da non sembrare un 18 di Aprile ma un ben più afoso giorno di Giugno.Infatti in casa, nel primo pomeriggio, c'erano ben 14° ed all'esterno si sfioravano i 20°.
La giornata è stata proficua dal punto di vista lavorativo, ho avuto un paio di sorprese positive ma anche tante sorprese negative da cui parto.
Il tetto della casa, dopo anni di abbandono e dopo vani e vari rattoppi da me effettuati, ha finalmente deciso di esalare l'ultimo respiro.Le lamiere di copertura, ormai corrose ed in più punti bucate, non hanno resistito a questo lungo inverno e, scalzate dal ghiaccio che si insinuava nelle giunzioni, hanno fatto entrare acqua nella casa.
Ormai anche questo lavoro, che ho sempre cercato di rimandare, è da fare.Dovrò applicare anche in questo caso le migliori soluzioni che la tecnologia offre, e purtroppo non potrò realizzarlo da solo ma mi dovrò rivolgere ad un'azienda qualificata che sappia operare in alta quota.Come seconda sorpresa negativa, devo fare una menzione d'onore all'onnipresente ghiro che, non trovando più nulla da mangiare, essendo il tutto stato spazzolato dal mio amico Corrado, mi ha addentato la panca della sala da pranzo rosicchiando in maniera famelica una spalla di essa.Spero che tutto quel legno gli sia andato di traverso, ma credo che, come dice un noto proverbio veneto, quello che non soffoca, ingrassa.Infatti credo che a breve avrò nuove notizie da lui.
La sorpresa positiva è che sono passati 2 amici a trovarmi, Lorenzo e Gabriella che gestiscono il Rifugio Premassone situato nella piana sotto la mai casa.Mi hanno tenuto compagnia mentre ripulivo il terreno antistante la casa dall'erba secca e dalle ramaglie in modo tale che, all'arrivo della primavera effettiva, i nuovi germogli possano crescere più vigorosi.
Stranamente, non vi ho mai parlato di questo rifugio, come neppure degli altri 3 che sono situati nella valle in quanto la mia attenzione era tutta focalizzata sui lavori al Baitoncello, ma è giusto che vi descriva anche cosa mi circonda.Non si vive di solo lavoro ma anche di sane mangiate.
Il Rifugio Premassone, gestito da parecchi anni da questa coppia di amici, si trova alla fine della strada carrabile della Val Malga, per cui perfettamente raggiungibile, da Primavera ad Autunno, con qualsiasi mezzo, auto, moto, bici, a piedi.Vi allego un paio di foto per capire la posizione:


L'ho, per modo di dire, scoperto nel lontano 2007, durante la mia prima escursione al Baitoncello e alla diga del Baitone.Ma quel giorno (fine Ottobre o primi di Novembre) era già chiuso per cui non avevo avuto il piacere di conoscere i 2 gestori.L'incontro venne solo rimandato a Settembre 2008, quando ormai avevo deciso che il Baitoncello doveva essere mio.In una giornata di pioggia, dopo aver visitato il mio futuro incubo, io e Sara ci fermammo a pranzo presso il ristoro Premassone.Un poco diffidenti, soprattutto gelosi del nostro segreto che pensavamo nessuno conoscesse (beata ed ingenua gioventù!), entrammo e subito venimmo accolti a zampe aperte dal vero proprietario del ristoro:
Anic, un bellissimo Border Collie che appena può segue chiunque lo porti a fare un escursione in alta valle.
Giusto per confermare quanto scritto:

Dopo i saluti di rito, ci sedemmo al tavolo e mangiammo quanto offriva il ristorante, tipo pappardelle fatte in casa con panna e funghi, antipasti della casa con castagne al miele, fiori di zucca, frittatine, torte sfornate quotidianamente, ricottine fresche (infatti sotto il rifugio c'è il caseificio dello zio Bortolo che ogni giorno produce formaggi con il latetd elle sue mucche) e tante altre leccornie.
Devo dire che si mangia veramente bene e l'accoglienza è ottima.Unico problema, dal mio punto di vista, è il quantitativo: per poter finire il tutto, un normale avventore come me, con un peso di 71 Kg per 1,78 mt., deve stare a dieta almeno 4 o 5 giorni, prima di sedersi al tavolo del Premassone.Oppure il rischio è quello di lasciare lì parte delle libagioni.
Dopo pranzo, giusto per dare un'attimo di respiro al povero stomaco ormai pieno all'inverosimile, ci si può sdariare sul prato (tanto così zavorrati di ottime cibarie non si va da nessuna parte!) ed ammirare le montagne circostanti oppure le sempre presenti mucche dello zio Bortolo:
Nel periodo estivo, uso spesso il Premassone come base d'appoggio per le mie scorribande fermandomi alla mattina presto a bere un cappuccio e a mangiare una fetta di torta appena sfornata, oppure, top del top, scendere dal Baitoncello nel tardo pomeriggio, cenare (se possibile, leggero) e poi, armato di cane, zaino e lampada frontale, risalire al mio nido in notturna ascoltando tutti i rumori del bosco che, a differenza nostra, si risveglia al crepuscolo e offre suoni unici.
Posti così ritemprano lo spirito, ti mettono in pace con te stesso.Non hai fretta di alzarti da tavola, non hai tempi di attesa in quanto è solo su prenotazione, non corri il rischio di prendere la pioggia in quanto si mangia al coperto.Certo, non ci si arriva in maniera comoda come sul lago o in città, ma devo dire che offre molto di più.Offre simpatia, calore, sensazioni che ormai si sono perse.
Per cui un grazie a Lorenzo, Gabriella, Laura, ma soprattutto ad Anic che mi sopportate da così tanto tempo ed ancora oggi ascoltate con rassegnazione tutti i miei voli di fantasia riferiti al restauro della mia casetta.

Un doveroso grazie anche a Sara (mia moglie) che si presta a seguirmi in tutte le situazioni più assurde.