lunedì 22 aprile 2013

Ritorno all'Alpe

Dopo tanto tempo, aggiorno il blog.
La mia latitanza dal mondo virtuale non era dovuta a pigrizia ma ad effettivo impedimento fisico ad andare in montagna per cui non avevo notizie fresche da riportare.Provate voi a resistere alle decine di malattie che una figlia-untrice di 2 anni vi porta a casa quotidianamente dall'asilo nido.Penso che non sia mai stato così a lungo ammalato come in questo periodo.Scarlattina, influenze varie, congiuntivite, tosse, inappetenza con conseguente dimagrimento (unica nota positiva) e debolezza fisica.
Va bhe! sopravviverò anche a questa dura prova.Ho voluto la croce, ora me la porto a spalle per i prossimi trentanni.
Settimana scorsa, aprofittando delle bellissime giornate (dopo mesi di quotidiane piogge e bufere di neve), mi sono preso un giorno di ferie infrasettimanale e sono ritornato al mio piccolo rifugio che non vedevo dal 26 di Gennaio.Strana sensazione.Mi sembrava di averlo visto 2 giorni prima.Sarà che ormai è un pensiero fisso nella mia mente.
Dopo un lungo ed estenuante inverno, finalmente anche lì sta arrivando la primavera.I segni sono minimi, tipo scioglimento della neve con vista dei primi ciuffi d'erba verde tra quella secca dell'anno precedente, piccoli rigonfiamenti sui rami che annunciano la crescita dei germogli ma, nei punti più protetti dal vento ed esposti al calore del sole, fanno capolino i primi mazzetti di fiori.
Ma, se in alta quota la neve si scioglie velocemente, grazie anche alla forte esposizione al sole ed al fenomeno dell'inversione termica, nel fondovalle e sul lato nord delle montagne, la neve resiste ancora bene:

Comunque la giornata era eccezionalmente calda tanto da non sembrare un 18 di Aprile ma un ben più afoso giorno di Giugno.Infatti in casa, nel primo pomeriggio, c'erano ben 14° ed all'esterno si sfioravano i 20°.
La giornata è stata proficua dal punto di vista lavorativo, ho avuto un paio di sorprese positive ma anche tante sorprese negative da cui parto.
Il tetto della casa, dopo anni di abbandono e dopo vani e vari rattoppi da me effettuati, ha finalmente deciso di esalare l'ultimo respiro.Le lamiere di copertura, ormai corrose ed in più punti bucate, non hanno resistito a questo lungo inverno e, scalzate dal ghiaccio che si insinuava nelle giunzioni, hanno fatto entrare acqua nella casa.
Ormai anche questo lavoro, che ho sempre cercato di rimandare, è da fare.Dovrò applicare anche in questo caso le migliori soluzioni che la tecnologia offre, e purtroppo non potrò realizzarlo da solo ma mi dovrò rivolgere ad un'azienda qualificata che sappia operare in alta quota.Come seconda sorpresa negativa, devo fare una menzione d'onore all'onnipresente ghiro che, non trovando più nulla da mangiare, essendo il tutto stato spazzolato dal mio amico Corrado, mi ha addentato la panca della sala da pranzo rosicchiando in maniera famelica una spalla di essa.Spero che tutto quel legno gli sia andato di traverso, ma credo che, come dice un noto proverbio veneto, quello che non soffoca, ingrassa.Infatti credo che a breve avrò nuove notizie da lui.
La sorpresa positiva è che sono passati 2 amici a trovarmi, Lorenzo e Gabriella che gestiscono il Rifugio Premassone situato nella piana sotto la mai casa.Mi hanno tenuto compagnia mentre ripulivo il terreno antistante la casa dall'erba secca e dalle ramaglie in modo tale che, all'arrivo della primavera effettiva, i nuovi germogli possano crescere più vigorosi.
Stranamente, non vi ho mai parlato di questo rifugio, come neppure degli altri 3 che sono situati nella valle in quanto la mia attenzione era tutta focalizzata sui lavori al Baitoncello, ma è giusto che vi descriva anche cosa mi circonda.Non si vive di solo lavoro ma anche di sane mangiate.
Il Rifugio Premassone, gestito da parecchi anni da questa coppia di amici, si trova alla fine della strada carrabile della Val Malga, per cui perfettamente raggiungibile, da Primavera ad Autunno, con qualsiasi mezzo, auto, moto, bici, a piedi.Vi allego un paio di foto per capire la posizione:


L'ho, per modo di dire, scoperto nel lontano 2007, durante la mia prima escursione al Baitoncello e alla diga del Baitone.Ma quel giorno (fine Ottobre o primi di Novembre) era già chiuso per cui non avevo avuto il piacere di conoscere i 2 gestori.L'incontro venne solo rimandato a Settembre 2008, quando ormai avevo deciso che il Baitoncello doveva essere mio.In una giornata di pioggia, dopo aver visitato il mio futuro incubo, io e Sara ci fermammo a pranzo presso il ristoro Premassone.Un poco diffidenti, soprattutto gelosi del nostro segreto che pensavamo nessuno conoscesse (beata ed ingenua gioventù!), entrammo e subito venimmo accolti a zampe aperte dal vero proprietario del ristoro:
Anic, un bellissimo Border Collie che appena può segue chiunque lo porti a fare un escursione in alta valle.
Giusto per confermare quanto scritto:

Dopo i saluti di rito, ci sedemmo al tavolo e mangiammo quanto offriva il ristorante, tipo pappardelle fatte in casa con panna e funghi, antipasti della casa con castagne al miele, fiori di zucca, frittatine, torte sfornate quotidianamente, ricottine fresche (infatti sotto il rifugio c'è il caseificio dello zio Bortolo che ogni giorno produce formaggi con il latetd elle sue mucche) e tante altre leccornie.
Devo dire che si mangia veramente bene e l'accoglienza è ottima.Unico problema, dal mio punto di vista, è il quantitativo: per poter finire il tutto, un normale avventore come me, con un peso di 71 Kg per 1,78 mt., deve stare a dieta almeno 4 o 5 giorni, prima di sedersi al tavolo del Premassone.Oppure il rischio è quello di lasciare lì parte delle libagioni.
Dopo pranzo, giusto per dare un'attimo di respiro al povero stomaco ormai pieno all'inverosimile, ci si può sdariare sul prato (tanto così zavorrati di ottime cibarie non si va da nessuna parte!) ed ammirare le montagne circostanti oppure le sempre presenti mucche dello zio Bortolo:
Nel periodo estivo, uso spesso il Premassone come base d'appoggio per le mie scorribande fermandomi alla mattina presto a bere un cappuccio e a mangiare una fetta di torta appena sfornata, oppure, top del top, scendere dal Baitoncello nel tardo pomeriggio, cenare (se possibile, leggero) e poi, armato di cane, zaino e lampada frontale, risalire al mio nido in notturna ascoltando tutti i rumori del bosco che, a differenza nostra, si risveglia al crepuscolo e offre suoni unici.
Posti così ritemprano lo spirito, ti mettono in pace con te stesso.Non hai fretta di alzarti da tavola, non hai tempi di attesa in quanto è solo su prenotazione, non corri il rischio di prendere la pioggia in quanto si mangia al coperto.Certo, non ci si arriva in maniera comoda come sul lago o in città, ma devo dire che offre molto di più.Offre simpatia, calore, sensazioni che ormai si sono perse.
Per cui un grazie a Lorenzo, Gabriella, Laura, ma soprattutto ad Anic che mi sopportate da così tanto tempo ed ancora oggi ascoltate con rassegnazione tutti i miei voli di fantasia riferiti al restauro della mia casetta.

Un doveroso grazie anche a Sara (mia moglie) che si presta a seguirmi in tutte le situazioni più assurde.





giovedì 31 gennaio 2013

Piccola fuga infrasettimanale

Dopo varie settimane di letargo, aggiorno il mio piccolo blog con nuove foto.
La situazione langue, vado poco al Baitoncello in quanto non ho grandi lavori da fare e soprattutto sono in attesa di tante risposte.
Ho mille progetti inizati ma nessuno finito.La soffitta che aspetta di essere completata, la casetta in pietra pure; devo finire l'ultimo pezzo della facciata della casa ma le temperature sono troppo basse per verniciare.Vorrei rivestire gli scalini interni della scasa in legno.Vorrei tante cose ma per ora non posso.
Ieri, preso dallo sconforto della nebbia nelle mie zone, ho deciso di andare con il mio cane a fare un giro in montagna.
Un' ora di auto, tre di cammino a piedi con zaino pieno di materiali e con le caspole ai piedi e il paesaggio, da un triste grigio nebbia, subito si trasforma così:

Alberi carichi di neve, sole, aria pulita, pace e silenzio.Io, il mio Jack e nessun altro.O quasi.Il tempo di arrivare alla mia casetta e già trovo un amico che mi aspetta, mi fischia per segnalare la sua presenza, lo vedo ed il cuore mi si apre ancora di più:
Un susseguirsi di fischi, guardo con attenzione e vedo che non è da solo.Sono ben cinque vecchi amici che mi aspettano.
Mi saluta, mi dice che tutto è a posto, un cenno con il capo e se ne va:
Ciao amico mio, ci vediamo la prossima settimana.!
Interessante come, a distanza di vari anni, queste quattro mura diroccate sappiano trasmettermi ancora sensazioni nuove.Oppure sono sempre le stesse ed io le voglio ogni volta evocare in modo diverso?
Guardo la mia casetta, la neve appena caduta inizia già a sciogliersi ed a scivolare dal tetto ma non manca di darmi nuove forme effimere del suo lento soccombere ai raggi del sole:

Poche ore e tutto questo sarà già sparito.
Ma non sono qui per queste piccole cose che ai più possono sembrare banali.Oggi sono salito a 2000 metri per continuare la mia missione impossibile iniziata ad Ottobre: Il ripristino del riscaldamento centralizzato della casa.
Come avete potuto vedere in alcune fotografie, la casa internamente è dotata di termosifoni in ghisa.Con gli anni e le gelate invernali, l'impianto si era danneggiato diventanto irrecuperabile.Alcuni caloriferi al piano terra si creparono diventando totalmente inutilizzabili.
Inizialmente avevo pensato di scaldarmi solo con le stufe a legna ma, oltre ad essere impossibile, era contro ogni mia logica di restauro.Così, armato di tutto punto dei miei fedeli attrezzi, iniziai a smontare i vecchi caloriferi, a reperirne di usati uguali in internet e trasportarli in quota con l'elicottero.Questo avvenne nel 2011.
Ma la sfida non stava nella sostituzione dei caloriferi e nel completamento della parte estetica, bensì nel ripristino e trasformazione del cuore termico della casa: la caldaia.
Una volta aperta la porta del locale caldaia, mi si para davanti la seguente situazione:
Una vecchia caldaia a gasolio IdealStandard in ghisa ormai alla frutta, priva di bruciatore ed un impianto idraulico di circolo messo ancora peggio:


La situazione era disperata, teoricamente avrei dovuto buttare via caldaia, valvola deviatrice (quella blu in foto) ed entrambi i corpi delle pompe di circolo acqua.Per le ultime 2 la soluzione era facile, un colpo di flessibile, una passata di filiera ed ecco il risultato a Dicembre 2012:

oppsss....metto la foto non appena le scarico.

La caldaia invece era tutta un'altra cosa.Quella piccola locomotiva a vapore, capace di scaldare un edificio, non poteva essere buttata.D'altronde era frutto della tecnologia anni '50 e nel suo ventre di ghisa poteva ancora battere un cuore caldo, una fiammella di vita.Per cui decisi, senza indugio, di seguire le impronte di un amico di nome Luca, anche lui appassionato di vetture d'epoca con motore boxer raffreddato ad aria, ripristinando il gigante di ghisa.
Se ci è riuscito lui, ci riesco anch'io!
Ora vi saluto perchè non ho le foto dell'opera e poche immagini sono meglio di mille parole.
Un saluto a tutti da questo piccolo angolo di cielo:
Anche a me tocca, con la morte nel cuore, abbandonare momentaneamente questi luoghi e reimmergermi nella tristissima cappa di nebbia che avvolge la mia zona.
Ciao



giovedì 20 dicembre 2012

Progetto Teleferica

Ohhhh!
Oggi vi parlo di una grande idea che solo una mente bacata come la mia può generare.
La reinstallazione della teleferica per andare al Baitoncello.Da dove nasce il tutto?beh, si potrebbe dire dal fatto che non voglio usare la motocarriola sul sentiero per portare i materiali alla casa; potrei dire che sono di spirito ed anima ecologista per cui sono contrario all'uso dell'elicottero per trasportare 2 volte all'anno viveri e munizioni (nel senso materiali per il restauro) al Baitoncello; potrei dire che vorrei dare un aspetto più alpino alla casa.Potrei dire mille cose.Ma la verità è una sola: lo zaino pesa e portare le cose in spalla ogni giorno pe un nonnino quarantenne come me inizia ad essere faticoso!
Per cui la  mia mente ha sfornato la grande idea della teleferica!
Bene, direte voi, come la realizzeresti?Per un istante mi era balenata alla mente la possibilità di reinstallare la funivia crollata nel 1987, ma era solo un istante, il tempo di capire che la cifra superava ampiamente le 7 cifre prima della virgola.Ed allora cosa proporre se non addirittura il progetto iniziale degli anni '20 quando i tecnici della GEA (società Generale Elettrica Adamello) decisero di domare le acque della conca del Baitone?
Per cui via con il progetto teleferica.Grazie ad aiuti esterni, all'ispezione di archivi storici ed a testimonianze dirette, riesco a farmi un'idea di cosa venne installato nel progetto iniziale.
La prima teleferica era solo ed esclusivamente trasporto materiali sfusi con l'utilizzo di vagoncini atti a contenere essi.Secondo le informazioni trovate nell'archivio Cerreti e Tanfani (costruttore della prima teleferica) il sistema era fatto da una serie continua di vagoncini sospesi tipo questo:

Questa soluzione venne ideata in quanto si aveva bisogno di inviare grandi quantità di materiale in breve tempo per la realizzazione delle diga del Baitone.
Alla fine dei lavori, il sistema vagoncini con apparecchio "ideale" venne smantellato e venne realizzata una teleferica trasporto cose o forse una piccola funivia trasporto cose e persone.Per ora le informazioni sono vaghe ma appena avrò finito di scartabellare gli archivi, sarò più preciso.
Comunque il progetto iniziale prevedeva l'utilizzo di cavalletti in legno di larice per il sostegno della fune portante.
I tralicci erano realizzati secondo disegno Badoni:



che variavano in altezza a seconda della morfologia del territorio.
Il sistema con cavalletti in legno aveva dei pro e dei contro.I vantaggi erano un basso costo in quanto il materiale veniva ricavato direttamente sul posto.I contro erano la breve durata di vita di essi in quanto il legno con il tempo tendeva a decomporsi.
In Italia esistono ancora alcuni esempi di teleferiche con cavalletti in legno ma ormai o sono troppo vecchi o in fase di dismissione.
La mia intenzione è quella di recuperare la valenza storica del progetto.Certo, sarebbe più facile realizzarli in ferro, praticamente eterni, ma il bello è proprio nel ripristinare l'impianto come previsto negli anni '20 dai progettisti.
Di seguito vi posto alcune foto della vecchia teleferica della Val d'Adamè in funzione fino alla fine degli anni '80 con i tralicci in legno tipo Badoni (foto tratte dal sito di Francorino):



Sinceramente mi piacerebbe molto ripristinare questa tipologia di impianto in quanto sarebbe un poco come fare onore a tutte quelle persone che nei primi del '900 credettero fermamente in ciò che facevano e sfidarono la montagna utilizzando ciò che essa metteva a disposizione.
Ovviamente i tempi saranno lunghi, le difficoltà enormi come montagne e magari non si realizzerà nulla.Ma ogni tanto è anche bello sognare.
Vedremo come si evolverà la situazione e vi terrò informati.
Ciao!

mercoledì 19 dicembre 2012

Ritorno al futuro parte seconda

Oggi vorrei continuare il post precedente riferito al salto temporale prima e dopo alluvione 1987 al Baitoncello.
Tra le varie foto ricevute per e-mail dal mio nuovo amico di tastiera Alberto, sono rimasto particolarmente colpito da 2 immagini :

All'inizio credevo rappresentassero la situazione prima del 1987, ma osservando accuratamente le foto, devono risalire almeno al 1993 in quanto si nota che sono già stati asportati i tralicci a sx dell'edificio, smontate le antenne di ricezione e chiusa l'abitazione.
L'unica cosa che potrebbe far sembrare ancora in funzione il Baitoncello è la presenza in primo piano dei pali telefonici che credo non siano stati asportati in quanto ancora utilizzati per le comunicazioni con la centrale del Baitone.Comunque di sicuro l'edificio era già stato dismesso.
Interessante notare ancora la presenza del faro di illuminazione sulla stazione di arrivo che successivamente deve essere stato asportato da qualcuno e che a Ottobre 2012 ho ritrovato in un terreno privato, pagato e rimontato al suo posto originale.
Già in pochi anni dalla dismissione dell'edificio, il bosco si stava riprendendo i suoi spazi, ma se paragonato alla successiva foto fatta da me l'11 gennaio 2009 :
si può notare che in meno di 20 anni, la natura si è molto impegnata a riprendersi i suoi spazi ed io avrò bisogno di almeno 40 anni per riprendermeli.


martedì 11 dicembre 2012

Ritorno al Futuro

Ossantapolenta!!!!
ma da quanto tempo non aggiorno il blog! dal 26 di ottobre!scusatemi tutti voi che ogni tanto visitate il mio blog per vedere se ci sono nuovi aggiornamenti. Cerco subito di rimediare!!!
Siccome domani andrò un paio di giorni in giro da clienti, oggi approfitto di un momento di calma per mettere alcune chicche.Innanzitutto devo ringraziare di cuore un nuovo amico di ... tastiera che ha dato un notevole contributo alla mia ricerca storica sul Baitoncello prima dell'alluvione del 1987 che lo condannò all'oblio.
Per cui, con grande piacere ringrazio pubblicamente il mio amico Alberto che mi ha fornito importanti documenti storici.
Ritorno al futuro : Perchè questo titolo?
Ebbene, ho ricevuto alcune fotografie che mi hanno fatto fare un salto nel tempo con la mia DeLorean di ben 25 anni e che mi hanno lasciato alquanto perplesso ed allo stesso tempo affascinato.
Voi tutti ormai conoscete la situazione attuale del Baitoncello in quanto vi ho sommerso fino alla nausea  di fotografie ma, giusto per rinfrescarvi la memoria, posto una fotografia scattata ad Agosto 2012:
Come potete vedere, la situazione si presenta abbastanza stabilizzata. Finestre, porte, facciata tinteggiata, antenne, erba tagliata, niente teleferica, ecc...
Ora saliamo tutti assieme sulla DeLorean DMC-12/Teleferica, accendiamo il flusso canalizzatore, impostiamo sul pannello di destinazione la data di Agosto 1987,raggiungiamo le 88 mph e, con una scarica da 1,21 Gigawatt....zacc! :
eccoci catapultati al 1987!
Come potete vedere, l'edificio sostanzialmente è rimasto invariato.Le differenze erano "solo" (si fa per dire) nella presenza delle antenne di trasmissione dati, del palo in legno telefonico in primo piano, ma soprattutto nell'esistenza di ancora tutti i supporti della teleferica che in quel periodo era ancora  perfettamente funzionante.Comunque chi si vuole divertire, può giocare ad aguzza la vista e segnare le differenze.
Detto questo, per me ricevere questa fotografia, è stato come ricevere un colpo al cuore.Devo dire che ho avuto un momento di vuoto e mi sono pure emozionato.Non sono poi tanto normale, emozionarmi per 2 pali di ferro ed uno in legno!
Ora facciamo un salto ancora avanti nel tempo (2012) e vediamo la situazione verso valle.Volgiamo lo sguardo verso sud, in direzione di Rino di Sonico ed sserviamo quanto è rigoglioso il bosco:

Se osservate bene, vedrete alla base del larice a sinistra, le fondamenta dei tralicci della teleferica.Più volte ho cercato di farmi un idea delle dimensioni di questi tralicci ma mai avrei immaginato che fossero una cosa simile (ennesimo salto nel passato):
La foto è stata scattata da sotto il muro di contenimento del Baitoncello per cui la prospettiva sembra leggermente differente.
Con grande stupore ho ammirato per parecchi minuti questa fotografia per cercare di capire che cavolo di teleferica ci transitasse sopra.Ho provato anche a vederla da una differente prospettiva per cercare di intuire  da dove transitasse (foto Dicembre 2012) scattata dal Ponte del Guat:
Come ben sapete, sullo sperone in alto è posizionato il Baitoncello e non si vedono tracce del percorso originale.Ma se facciamo un salto indietro nel tempo e scattiamo questa stessa foto dallo stesso punto, il risultato è il seguente:
e girando la macchina fotografica di 180°, si sarebbe ottenuta la seguente inquadratura:
Questa fotografia ritraeva l'intermedio di ponte del Guat, prima che l'alluvione del 1987 lo radesse completamente al suolo.Ora, se si facesse la stessa fotografia, si inquadrerebbe solo una grossa voragine a fianco del torrente Remulo con alcune pianticelle di larice in crescita.
Vorrei tanto che qualche esperto di funivie mi confermasse la tipologia di questo impianto, anche se sono della convinzione che si tratti di un Ceretti e Tanfani.
A giorni vi farò fare un secondo tour spazio temporale della funivia e degli edifici del lago Baitone prima e dopo l'alluvione ma, per ora, come assaggio vi posto queste 2 foto dell'arrivo teleferica alla centrale idroelettrica del Lago Baitone.
2012:
1987:




Un doveroso ringraziamento ad Alberto di Concorezzo.
Ciao!








venerdì 26 ottobre 2012

Diversi punti di vista

Buon giorno a tutti!
Oggi è una giornata uggiosa ma il mio pensiero è sempre a 2000 metri.Se qua piove, sicuramente lassù sta nevicando....e lo snow trac non c'è ancora....più per mia titubanza che per motivazioni generali.
Sabato scorso sono andato a fare il mio giretto al Baitoncello per chiudere la sorgente dell'acqua, preparare il sistema fotovoltaico al peso della neve, attivare le telecamere di videosorveglianza attorno alla casa pronte a cogliere qualsiasi movimento di ungulati (e bipedi).Insomma, ho preparato la casetta all'operazione "Winter".
Osservando l'edificio, ho constatato che ho migliaia di foto di esso da qualsiasi angolazione.....
L'abbiamo visto così:

 Così:

Ma mai dal di dietro.Cosa si cela dietro la casa????
Bene,osservando l'ultima foto postata, vedrete alle spalle dei miei quattro sassi, una simpatica e solida parete verticale di roccia.Sabato scorso, grazie alle fantastiche condizioni atmosferiche, decisi di dare un occhio a questa paretina.
Devo dire che la risalita non fu molto impegnativa, forse perchè già abituato a queste cose o forse perchè dal basso sembra più difficile che nella reltà.
Comunque una volta arrivato in cima, mi si presenta questa vista:
Valle del Miller :
Monte Cristallo:

Diga, rifugio e case di servio Enel Lago Baitone:

Ovviamente ho avuto a disposizione una giornata eccezionale senza nuvole e con un sole ancora caldo.Questi posti, a distanza di anni, hanno ancora la capacità di stupirmi.

Scusate....come dite?????manca qualcosa?tipo?
ahhh.....sì! Giusto!L'argomento principale del topic, il diverso punto di vista:
Tadahhhhh!!!!
Il Baitoncello dall'alto!Scusate se non si presenta benissimo ma non ho ancora finito di verniciare i 200 mq di lamiera del tetto....
Non lasciatevi trarre comunque in inganno.La foto è presa dalla parete verticale dietro la casa con un dislivello di circa 100-150 metri; il terreno davanti alla casa sembra pianeggiante e finire contro la montagna dal lato opposto ma osservando la foto del post precedente vedrete che il Baitoncello sorge su uno sperone di roccia con un salto dal fondo valle di circa 400 metri.
Come dicevo: diversi punti di vista.
Ciao a tutti, domani andrò su con gli sci d'alpinismo o le caspole!!!!la mia prima neve!




venerdì 19 ottobre 2012

Estate 2012, un estate da non dimenticare (terza parte)

Buongiorno!!!
Oggi sono un poco demoralizzato, in quanto il telefono non squilla e i clienti sono ormai come le mosche bianche.
Chiusa la parentesi dei regali natalizi al Baitoncello (di cui non sono acora sicuro di poterglieli fare) continuo a descrivervi la mia estate 2012.
Ero rimasto a quel muro di contenimento con una piccola finestrella e una mezza porta tamponata con blocchi di granito.
Vi rimetto la foto per farvi capire di cosa stiamo parlando:
Già dall'acquisto dell'edificio, sapevo già cosa fosse....e forse era uno dei tanti motivi per cui avevo messo gli occhi su questa casa..
Se osservate bene alla base della finestrella, si intravedono 2 rotaie che terminano contro il muro.Queste rotaie, girano tutto intorno alla casa come una specie di circuito ad U.
Lato ovest (appena comprato l'edificio nel 2008)
 Lato sud Settembre 2012
Lato Nord Settembre 2012.

Questo circuito ferroviario, attorno alla casa, aveva lo scopo di muovere un carrellino trasporto materiali dall'arrivo della tratta Guat-Baitoncello, alla partenza della tratta Baitoncello-Baitone.
Come potete vedere, l'edificio non sorge in piano ma con un dislivello tra le 2 stazioni di circa 6 metri.Per poter far risalire il carrello, si doveva utilizzare un cavo d'acciaio attaccato ad un argano.E così arriviamo allo scopo di quel muro: era la stazione dell'argano!
Come mai è diventata così???
Bene, bisogna sapere che il Baitoncello, dal 1932 al 1987, ha subito 2 grandi interventi di manutenzione straordinaria.Infatti nel 1932, la funivia era da considerare solo come un va e vieni di carrelli che passavano all'interno dell'edificio grande in pietra dietro la casa.
In questa foto fatta nel 2008, potete vedere tutto il sistema di travi in acciaio fatte per attaccare le mensole del sistema teleferica va e vieni.La curvatura era dovuta al fatto che le stazioni non erano allineate e per cui il Baitoncello doveva fare sia da supporto verticale che da cambio di direzione.

Negli anni '60, con l'entrata in vigore di normative più ristrette, ENEL, che nel frattempo era diventato il nuovo proprietario dell'edificio, decise di sostituire il sistema va e vieni con una piccola funivia trasporto cose e persone.Per cui vennero sigillate le testate dell'area funivia e predisposto tutto l'impianto per alloggiare all'interno del Baitoncello sul lato a valle il sistema di trazione e le tome dei cavi e sul lato a monte venne creata una buca profonda 5 metri per posizionare i contrappesi.
Per questa ragione, non potendo più attraversarlo internamente, venne realizzato il sistema di trasporto su rotaia all'esterno dell'edificio.
La successiva grande modifica avvente nel 1986, quando si decise di potenziare ulteriormente la funivia.La maggiore dimensione delle cabine e degli impianti, richiese la demolizione della stazione dell'argano per il sollevamento del carrellino e la posa di una rete di delimitazione nella zona di arrivo per impedire che qualche escursionista accidentalmente si prendesse in faccia la funivia.
A distanza di anni, penso che la soluzione di abbattere la stazione dell'argano fosse sbagliata.Senza argano, come si fa a spostare la merce da una funivia all'altra????con l'asino?
Bene, dopo che vi ho annoiato con tutta la spiegazione tecnica, torniamo ai giorni nostri.
Io ed il mio grande amico Jungla (tutti lo chiamano così) decidemmo di vuotare l'interno dell'edificio per capire cosa conteneva.Dopo quintali di terra e rocce rimosse, ecco il muro interno ed pavimento:


Il tutto si presenta in più che buone condizioni, seppur dimezzato in altezza.Decidiamo di recuperare tutti i blocchi di granito contenuti all'interno per ricostruire le mura dell'edificio.Grazie alla donazione fattami da un ex dipendente ENEL, sono in possesso di tutti i disegni costruttivi del Baitoncello fatti nel 1970, dove è presente anche la stazione argano.Da lì ricavo tutte le quote e decidiamo di ricostruire l'edificio rispettandole al centimetro.

Situazione a luglio 2012.


Agosto 2012.
L'unica licenza che mi sono preso, nella ricostruzione, è l'utilizzo dell'architrave e della mensola della finestra in legno invece di utilizzare quelli originali in granito che avrei preferito ma entrambi spezzati in 2 tronconi.
P.s. Avviso a Monti e al catasto: l'edificio non è abusivo ma regolarmente segnato su mappa catastale e ci pago anche l'IMU!!!!! Ben 700 euro all'anno per tutto il Baitoncello!!!!! scusate se è poco per una casa a 2000 metri, senza strada, senza corrente, senza servizi, non raggiungibile per 6 mesi all'anno.Grazie caro Monti, ennesima dimostrazione di uguaglianza sociale.
Dopo questa digressione social-economico-politica, torniamo all'edificio.
La destinazione che avrà non è ancora chiara....stalla per l'asino, ricovero attrezzi, legnaia....boh....vedremo.
Comunque, chiudo questo noioso post con una foto fatta l'ultimo giorno di vacanze al Baitoncello con mia moglie Sara, mia figlia ed il cane.
Ciao ed alla prossima!